Perchè la poesia...
La poesia come frontiera

La poesia pone, chi la prova dentro e desidera scriverla, di fronte ad un confine: quello di se stesso.
Una frontiera che presuppone a nuove dimensioni da vivere e scoprire, quando la si oltrepassa, o un limite contro il quale andare a *cozzare*, nel caso opposto ma che anche in questo modo si dimostra e porta dei significati molto importanti sui quali riflettere.

La frontiera però non riguarda solo la poesia, ma la visione stessa della vita e la prospettiva da cui la si guarda. La Vita che è la prima fonte di tutte le poesie. Lo è per chi le scrive ma anche per chi non ne ha mai scritta una o mai ne scriverà. Non impedisce, il non saperne scrivere, di leggere o fare parte di quelle poesie quotidiane che sono scritte con esperienza, paesaggi, colori, fiori, incontri e sguardi, sorrisi ma anche *scontri* e veri e propri disaccordi.

Ovunque si può trovare la poesia, e in particolare quando si conserva ancora - dentro di sè - quell'intima meraviglia di vivere, che consente di vederla ovunque veramente.
Dalla poesia insita, profondamente, nella vita, nasce poi l'esigenza di descriverla, fermarla con le parole, condividerla comunicandola. E' forse qui che si trova quella prima frontiera con se stessi.

E' in quel momento che si comincia a focalizzare l'attenzione su quello che sta accadendo e su se stessi, artefici di quella che rivela essere una vera e propria creazione.
La poesia consente di giocare e di creare con le parole immagini: quelle di un mondo che non si racconta tutti i giorni, o non si riesce a raccontare con la stessa intensità.

Con la poesia possiamo uscire dai binari della razionalità, vivere una sorta di follia giustificata, compresa, di solito appoggiata ed apprezzata, indipendentemente dalla qualità del risultato, che alla fine non è che conti molto o non è sempre la prima tra le cose importanti da considerare.

Chi ha provato a confidare anche ad una persona sconosciuta che si diletta a scrivere poesie, non ha potuto non notare lo sguardo particolare che gli viene rivolto.
Spesso è accompagnato da un sorriso, difficile dire se di tristezza... comprensione... complicità, però sono sorrisi e sguardi caldi ed affettuosi.
Poi c'è chi formula dei complimenti, altri confidano che vorrebbero essere capaci di..., altri ancora chiedono di raccontare di che si scrive, in che momenti, cosa si esprime dei propri sentimenti.

Scrivere una poesia non è difficile, è un gioco da bambini che viene veramente bene quando bambini ci si sente per davvero. Nel senso che ci si dimentica, per quanto dura, tutte le strutture che negli anni ci costruiamo addosso, una per una. Non si dimentica quello che si è imparato: se non avessimo imparato ad usare le parole, a coniugare i verbi, mentre imparavamo a leggere ed a scrivere, sarebbe impossibile anche solo giocare a fare il poeta.

Mentre ci si mette a scrivere dei versi, la differenza con quello che succede tutti i giorni, è che come i bambini quando giocano usiamo ciò che abbiamo imparato e che ci serve, ma non lasciamo che formi una struttura che ricopra la fantasia, facciamo solo in modo che tutto sia utile per esprimerla meglio.
Qualunque cosa una persona abbia imparato: dalle nozioni ai comportamenti, alle abitudini alle convinzioni, se questi sono una parte così importante da rappresentare la persona stessa, per essere poeta devono diventare piuttosto compagni di un percorso, stando a fianco e collaborando... ma mantenendo la loro identità netta e distinta, mentre il poeta - restando a fianco a loro - mantiene la sua.

E, nel momento in cui si scrive una poesia, la propria identità deve esprimere al massimo emozioni, sentimenti, sogni ed immaginazione, badando bene di ricordare che esprimere l'immaginazione non vuole dire non esprimere la realtà, ma raccontare la stessa realtà da una diversa angolazione, a volte un po' più colorita e variegata... divertente, spensierata.
Anche quando dovesse raccontare sofferenza.
Pian piano è l'azione stessa di scrivere delle poesie che porta il risultato di un profondo cambiamento interiore, e la frontiera la si oltrepassa quando si cerca l'unione.

Si uniscono i sentimenti, le emozioni e l'immaginazione ai pensieri e alle parole. Se il risultato è o sembra essere controcorrente, nel continuare a viverlo e nel farlo nostro, lasciamo che entri altrettanto lentamente, forse, ma non per questo meno incisivamente nel nostro agire quotidiano, portandone i frutti sia sotto forma di rinnovata visione della vita sia come forza innovatrice delle nostre stesse azioni.

Si uniscono il nostro *dentro* e il nostro *fuori* e si prospetta, inevitabilmente, un cammino nuovo, sempre che si voglia percorrere e proseguire - naturalmente - ma è importante quando ci arriva e si può scegliere.

Quando anche "solo" per parlare di una persona cara, tra tanti modi che offre la quotidianità si potrà usare la magia di saper comporre le parole per far diventare chi amiamo "limpido ruscello di montagna", piuttosto che "viale alberato su cui passeggiare", anche se sono solo esempi, ognuno poi trova la forma giusta per se stesso.

Una frontiera alla quale vale decisamente la pena di arrivare e per raggiungere la quale la poesia rappresenta uno dei percorsi preferenziali per recarsi verso il primo superamento di confini. Un percorso che veramente possiamo intraprendere tutti e che non farà nè preferenze nè distinzioni.

Articolo di Anna Perrino - Versione integrale.